Platone in motorino (o Il Ciclone)

gabriella giudici | Platone
Raffaello, Platone, in La scuola di Atene

Cosa ci fa Platone in motorino e quale legame con il film Il Ciclone?

Un’antica etimologia, linguisticamente erronea, ma molto affascinante, collegava il sostantivo kallos (bellezza) con il verbo kaleo (chiamare). Dunque, la bellezza chiama. E all’uomo tocca rispondere.

Andiamo in un’epoca a noi più vicina.

Estate 1996: nelle sale cinematografiche esce Il Ciclone. Un enorme successo, divertente, romantico e riflessivo. Nella memoria di tutti è rimasta una scena in particolare. In piazza arrivano le note di una musica spagnoleggiante, mentre le ballerine di flamenco danzano davanti a un casolare perduto tra i campi. Levante (alias Leonardo Pieraccioni) salta in sella al proprio motorino e inizia la propria folle corsa per assistere allo spettacolo e in particolare per vedere Caterina.

Supera le strade di paese, sfreccia per i sentieri campestri, attraversa i colori della campagna Toscana. Nulla lo può fermare.

Levante è preso da quello che Platone definirebbe un enthusiasmòs o una manìa, una follia d’amore per cui tutto il resto non conta. L’importante è arrivare là, dove c’è la sua Caterina e dunque la bellezza che insistentemente lo chiama.

Interessante è anche il fatto che nel Fedro, dialogo di Platone, si parli di poesia e di amore come di due stati di benefica irrazionalità, due doni degli dei che recano il bene agli uomini.

Questo connubio si ritrova anche nella scena del film. Il flamenco è splendidamente accompagnato dalla canzone The rhythm is magic. Il testo parla del ritmo come power of creation, ossia come di una componente magica e non totalmente comprensibile dalla razionalità, che platonicamente sfiora l’anima umana riuscendo a creare bellezza, sia essa danza, musica oppure poesia.

E anche l’epico “stonfo” finale di Levante, che col suo motorino si schianta contro la parete del casale a performance ormai finita, fa parte del gioco. Infatti, pure la vicenda biografica di Platone ci mostra come per la bellezza si può anche rischiare qualche cosa. Basti pensare ai tre complessi viaggi siracusani. L’Ateniese li compì per insegnare filosofia ai tiranni sicelioti Dionigi I e poi II, nell’utopico, ma realistico, tentativo di creare una società ideale, governata da un sovrano filosofo. Tre volte Platone si è metaforicamente schiantato col suo motorino, tre volte si è rialzato e semplicemente ha ricominciato, continuando il proprio cammino sulla via della bellezza.

Riccardo Magni

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