Una poesia di… Franco Loi

di Antonella Corna

(da Lünn, Firenze, Il Ponte, 1982)

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia…
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita…
Forse è stato come si trema insieme,
cosí, senza saperlo, come Dio vuole…

Cos’è la Poesia? Chi può dirsi Poeta?

Domanda tanto provocatoria quanto inutile. Eppure c’è ancora chi si anima nel dibattere su questo tema. I letterati in primis. Con velata e compiaciuta saccenza, si affannano a schematizzare griglie di riferimento dove incasellare gli elementi funzionali alla scrittura poetica.

Ma questa, fortunatamente, si ribella e non si lascia né schedare né spiegare.

Cos’è la poesia ce lo dice la poesia stessa. Basta leggerla per capirlo. Proviamo a farlo anche noi, oggi, con questi magnifici versi del poeta Franco Loi, recentemente scomparso. Non vi dirò nulla del poeta, della sua vita, delle esperienze letterarie, dei condizionamenti acquisiti a motivo di studio o di frequentazione artistica. Né farò analisi stilistiche o di contenuto sulla poesia.

Il mio vuol essere un invito a leggere la poesia così com’è, decontestualizzata da tutto il resto, al fine di preservare la purezza dell’effetto che il suo ascolto produce. E’ un po’ quello che secondo me andrebbe fatto sempre.

Una poesia non è tale solo perché scritta da un poeta affermato. Tra l’altro anche loro operano scarti di pensieri quando sentono che sono lontani dal vero senso poetico. Ma poi sanno riconoscere l’universalità di certi versi, quasi come non fossero stati scritti personalmente, ma per dettatura di una voce superiore, confidenzialmente sintonizzata alla loro frequenza intellettiva. Questa poesia ne è l’esempio. L’evidenza parla da sé.

Eppure Loi, (Genova 1930-Milano 2021) era un ragioniere, come Montale. A dimostrazione del fatto che la Poesia costruisce casa nelle periferie letterarie, esattamente là dove l’uomo è ancora capace di entrare in rapporto con la natura del Sé, anche a discapito, a volte, del proprio Io cosciente.

E’ così, la Poesia accade quando ci si allontana dalla eccessiva erudizione e si sperimenta un linguaggio essenziale, un linguaggio che va a scovare i segreti ed i misteri dell’intimo sentire, restituiti al mondo con parole forgiate al fuoco sacro della vera bellezza. E questo può farlo chiunque. Certo, rime, assonanze, allitterazioni, strofe, allegorie, anafore, endecasillabi, enjamement, ossimori, si possono e si devono insegnare, ma questa conoscenza non costituirà necessariamente la chiave d’accesso alla Poesia.

La Poesia non ha nulla di statico o di inalterato, ma è animata dal movimento e per tale ragione è fluttuante, oscillante, dinamica, mutevole. Può albergare ugualmente in una struttura metrica ben definita come pure nel verso libero. Non è il vestito che la sostanzia, ma lo spirito creativo della parola. Al poeta il compito di dare spazio allo stupore, di aprirsi allo sguardo del movimento interiore che nasce dalla libertà dell’essere e non dalla rigidità formale del pensiero cosciente.

La Poesia chiede al poeta la padronanza di parole-vive, chiede di rifuggire dall’uso convenzionale delle parole-morte, e qui intendo parole utilizzate in modo sciatto, comune, abitudinario, ripetitivo e persino logico. La Poesia chiede di esprimere il proprio inconscio magmatico, tirando fuori lapilli incandescenti che portati alla luce completeranno il processo di trasformazione del pensiero e della percezione dello stesso.

La Poesia sarà lì dove il poeta, con parola affinata e sfoltita all’essenziale, riuscirà ad esprimere lo stupore insito in tutto ciò che l’animo umano ancora ignora.

Buone letture e buona Poesia a tutti.

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