Poesia: Emozione o Bellezza?

poesia e emozione

Poesia e emozione. Cosa deve o dovrebbe prevalere di più in una poesia? L’Emozione provocata in chi legge o la Bellezza assoluta dei versi?

L’emozione, si sa, è qualcosa di personale: una poesia mi può provocare una certa emozione e un’altra invece può lasciarmi del tutto indifferente.

L’emozione, poi, è un sentimento che sfuma in breve tempo e non lascia traccia di se stesso, ma può reiterarsi rileggendo la stessa poesia e gli stessi versi.

E cosa possiamo dire, invece, della Bellezza? Spesso emozione e bellezza dei versi possono essere confuse, fatte coincidere l’una con l’altra. E spesso accade.

La Bellezza, invece, è qualcosa di “oggettivo” e non più “soggettivo”: certi versi sono immortali, mantengono il loro fascino, la loro attrattiva, la loro seduzione.

Non solo nel momento della lettura temporale ma anche e soprattutto attraverso gli anni e talvolta anche i secoli.

Vedi Omero, Dante, Petrarca, Shakespeare, Byron, Verlaine, Rimbaud, Baudelaire, Leopardi, Neruda, Prèvert, Quasimodo, D’Annunzio, Montale, Merini e la lunga lista può continuare all’infinito.

Diciamo che la Bellezza di una lirica è qualcosa che va oltre l’emozione, prescinde quasi da essa: c’è o non c’è.

Ma chi decide, e con che parametri, se una poesia è “bella” oppure meno?

Se provoca “solo”emozione del momento oppure se effettivamente i versi suscitano Bellezza, uno stato di trance che permane nel tempo e che ti fa venir la voglia e il desiderio di rileggere gli stessi versi, magari anche più volte nel tempo?

Penso, non vorrei sbagliare il mio parametro, che sia la “Storia” a decidere e a promuovere la Bellezza di una poesia: ovvero il suo successo attraverso gli anni e anche i secoli.

Ma la “Storia” siamo tutti noi, tutti noi lettori e lettrici: quindi, la Bellezza può anche rivelarsi un fattore soggettivo che tuttavia deve essere avallato dai molti e deve assurgere ad una “oggettività” nel tempo.

Quindi, penso che emozione e bellezza siano spesso sinonimi anche se il loro significato etimologico è ben differente, ma quello che vorrei dire è questo: Leopardi emoziona ed è Bellezza, le sue liriche sono anche una sorta di  “insegnamento” che travalica i secoli.

Le poesie d’amore di Neruda emozionano e sono Bellezza: la passione, il “Pathos” che le pervade travalica i secoli.

Dante è emozione e assoluta Bellezza, le terzine de “La Divina Commedia” hanno emozionato e suscitato Bellezza nei secoli e così ancora sarà nel tempo a venire.

Penso questo: la Bellezza oltre valica. Si ripete all’infinito. Non stanca mai. Suscita sempre un’ammirazione. È sorgiva d’attenzione, studio, memoria, passione, rilettura.

L’Emozione, invece, suscita l’ammirazione e lo stupore del momento ma poi svanisce quasi subito: la poesia viene quasi dimenticata se non ci si sofferma nuovamente sui versi.

La Bellezza, invece, si ricorda.

Ecco, forse il punto di svolta è proprio questo: la “Storia” decreta la Bellezza ma la Bellezza viene soprattutto ricordata, spesso non c’è bisogno di rileggere, i versi tornano alla mente, la memoria è accesa e risponde agli input dell’anima.

La Bellezza è un ricordo, l’Emozione è uno stato d’animo. Che tuttavia spesso coincidono.

Quindi, che dire alla fine di questo excursus?

Una cosa è certa: “La Bellezza salverà il mondo” (Dostoevskij), ma per dirla con Paolo Gambi e con il Rinascimento Poetico: “La Bellezza sta già salvando il mondo”.

E noi ne siamo attori, responsabili, coscienti e sempre più entusiasti.

La Poesia è il nostro “modo” di Essere.

Cerchiamo di “splendere”, quindi, attraverso quello che scriviamo: tutti insieme.

Così si creano Poesia e Bellezza. Poesia e emozione.

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